cucublog

curiosità & cultura


3 commenti

Sicilia sud-occidentale

Sarò sincera: il primo impatto non è stato dei migliori…..ma poi!?! Che sorprese!

Marsala, il suo Stagnone e le saline (magia), Mazara del Vallo (meraviglia di colori!), Selinunte, …. 


La culla di cultura, arte, cortesia, accoglienza….ottima (…cosa c’è più di ottima? Eccelsa?) cucina…e poi parliamo dei vini? 


Vi scrivo da un tavolo di “Ciacco – Putia Gourmet” , Marsala (vivissimamente consigliato!!!): al tavolo di fianco, un signore non beve vino….. che tristezza….come si può? Qui poi?!? Rimedierò per suo conto… 😉

I love Sicilia! ❤️


Lascia un commento

Una festa… sul filo…

Il giorno che i morti persero la strada di casa
Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio. 

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico “Meccano” e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre. 

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo. 

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

Andrea Camilleri

(“Racconti quotidiani”)


Lascia un commento

Ballando nudi

Lui è un Nobel per la chimica.

Chimica, capite? Mica….broccoli.

E chimica ne ha avuta molta, con la vita.

Il suo libro autobiografico è interessante, curioso, divertente e anche un po’ irriverente. Proprio bello insomma!

Non vi aspettate di scoprire la formula di chissà quale sostanza… tranne una forse… ma non ve la racconto 😉

“Perché uno squilibrio deve essere un problema, se lo stato naturale delle cose è il cambiamento?”


Lascia un commento

Bookcity Milano

Dal 22 (domani!) al 25.

Milano, libri, incontri, eventi, Cultura, ….

Programma !

Chissà mai….  😉


Lascia un commento

Internazionale Fest Ferrara

Internazionale organizza a Ferrara per il prossimo weekend un festival che si preannuncia molto interessante, con un calendario di eventi che….si farebbe prima a dire a quali si potrebbe/dovrebbe rinunciare piuttosto che quelli a cui si vorrebbe partecipare! 

Date un’occhiata !! 


Lascia un commento

Strumenti del Festival

Quest’anno per motivi vari (del tutto personali, intendiamoci) non sono stata a Festivaletteratura a Mantova.
In principio la cosa mi è dispiaciuta, ma poi ho trovato rimedio, indiretto, si sa, ma buono: grazie all’ottima organizzazione, anche per chi non c’era di persona, è stato possibile seguire la manifestazione attraverso i social e i vari canali on line.
Così ho letto racconti di chi c’è stato, ho visto lo streaming di alcuni eventi, ho guradato i video delle interviste agli autori, ho scorso le foto delle giornate: luoghi, visi, espressioni, scorci, paesaggi.
Ovvio che non è come andare sul posto, mischiarsi alla folla, farsi portare del fiume degli eventi; ma è stato valido e piacevole.
Bravi! Grazie 🙂

P.S. Sul sito del Festival e sui canali collegati, trovate costantemente tanto materiale interessante!  😉


Lascia un commento

Crisi

Crisi? No, grazie!

In mezzo a tante parole dette per niente, per interesse, per far paura, per……. per fortuna c’è anche chi sa spiegare bene la situazione è chiamarla con il giusto nome.

Grazie Luca!

Da leggere: http://blog.debiase.com/2015/08/24/finanza-senza-fine-crisi-di-congiuntura-o-di-paradigma/