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curiosità & cultura


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La Scuola dei tacquini

Già il nome è un dilemma. C’è chi lo scrive con –cq, chi con doppia –c, chi con la sola –q…. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.
Ed anche nella forma (intesa in tutti i sensi possibili) c’è da sbizzarrirsi.
Chi lo preferisce con copertina rigida, chi morbida; chi sottile, chi spesso; chi rilegato, chi ad anelli; chi con fogli sottili per la sola (o quasi) scrittura, chi con fogli più pesanti che si prestino a diversi usi; chi lo mantiene in ordine, chi lo vive intensamente; chi lo usa con parsimonia, chi lo ha sempre sotto mano e vi annota tutto, disegna, incolla, strappa, attacca, ….
Ma uno dei dilemmi maggiori è: un tacquino per ogni diversa cosa/argomento/momento, o un taccuino unico che raccolga tutto e più di tutto? Da conservare, catalogare, sfogliare, rileggere, cercare.
Ne vedo diversi in giro e mi piace osservare le preferenze, gli usi, le personalizzazioni.
Non ho ancora trovato la mia versione, ci sto lavorando.
Ma credo fermamente nella possibilità di cambiare idea, quindi anche il tacquino e le scelte che facciamo in merito, possono variare nel tempo.
Forse è questo: rispetto a quanto ho fatto fino ad ora, sto per cambiare, sto valutando l’opzione di….
E voi… tacquinate? Com’è il/i vostro/i?  🙂

 

 


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Segni

“E ci sono segni che non capisco.

Da dove vengono? Poi dove vanno?

Non restano qui, passano,

lasciano qualcosa di sospeso e se ne vanno.

Ma fatti d’acqua, penetrano di più.

In questo ti assomigliano.”

SZ


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Racconti

A volte guardo le cose come mi aspettassi che da un momento all’altro si raccontino. Inizino a parlare e mi dicano da dove vengono, chi le ha fatte, chi le ha portate, dove vanno. Quali mani le hanno toccate, sfiorate, afferrate, magari lasciatie cadere. Perché sono qui.

E succede talvolta. Con linguaggi altri, di riflessi, di segni, di ombre, di vibrazioni. Portano storie concatenate, legami forti evidenti, altri sottili comunque intensi. Voci sicure, nitide o sussurri appena accennati, inviti all’ascolto, all’abbandono di ciò che fino a quel momento è conosciuto.

E prendono posto, cambiano l’intorno, trasferiscono e assorbono. Poi lo lasciano, ad altro, portano ad altri. 

Un nuovo racconto… 


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Regali dal tempo

Ci sono parole che scrivi e poi tieni nel cassetto. Perchè non sono pronte ancora, perchè non sei pronta.
Poi d’improvviso, inaspettatamente una sera le ricordi, le cerhi…. e trovi.
Rileggi quelle righe ed è tutto chiaro.
Lo è perchè ora hanno trovato il loro tempo, il senso.
Ti chiariscono passato e presente. Ti inducono al futuro immediato, poco più in là di adesso.
Un senso di gratitudine e comprensione. Una sensazione di meraviglia e consapevolezza.
A quel momento, a questo, alle parole. A te.
E’ valsa l’attesa…

“Sputo parole che incendiano l’aria.
Corto circuiti volanti.
Dove arriveranno nel vento, a chi?
Ti arriveranno anche se non vorrai ascoltare.
Vomito emozioni oramai incontenibili.
Concimano nuovi terreni.
Attendono nuvole
che porto da un futuro selvatico,
dove avevo imparato tutto.
Farò piovere tanto,
per rabbia, ma soprattutto per amore.”

 

 


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Loop

…ma non è una musica: è nella testa.

Gira, gira, gira, …. Quando per diverso tempo hai ritmi serrati, intensi, complessi e poi arriva il momento in cui ti fermi, ti sospendi in attesa. E ti senti strana perché eri così dentro il ritmo precedente, che questo nuovo non ti pare tuo. 

Attesa. Attesa che altro si muova, si manifesti, che evolvano i semi che hai piantato. Attesa per vedere esiti, reazioni, stabilizzazioni. Attesa per capire, per ascoltare, per far depositare. Attesa…

E intanto cerchi di vestirti di quest’altro ritmo. È come un paio di jeans finita l’estate, durante la quale hai indossato pantaloni più leggeri, pantaloncini, vestiti, costume, …niente. Inizialmente sono rigidi e strettini, un po’ ansiogeni. 

Attesa. Jeans. Quaderno, matite, penne. Macchina fotografica. Libri. Occhi, cuore, pancia e testa. 

Ok, posso riempire questo tempo, sarò il mio loop.


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Lettere

Oggi ho ricevuto due bellissime lettere. Grazie!

Inaspettate, tanto più che ben pochi scrivono ancora lettere a mano. Eppure è così bello.

Ha detto bene Paola nella sua: avevamo questa bella abitudine da ragazzine (e non solo noi, abbiamo scoperto…), forse si potrebbe riprendere…

Poi rimangono e ritrovarle dopo tempo è un ulteriore meraviglia  🙂


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Riletture

Ripescare scritti di giorni passati e rileggerli. A volte come leggerli per la prima volta. Perché sembrano diversi. In realtà è la situazione diversa. Ti rendi conto che la forte emozione del momento in cui “li hai sputati sulla carta” è passata, cambiata, evoluta, …  Ti rendi conto che serve un respiro in più, un po di distacco per capire meglio le cose, per saperle prendere, per lasciarle andare. E non sono più così pesanti  🙂

Amarezza …tanta, veramente tanta amarezza. È quella sensazione/emozione che provi quando quello che avrebbe potuto essere un interessante, curioso, proficuo dialogo e scambio si manifesta completamente impossibile. Perché ti scontri con un piedistallo. Quello sul quale, da sola, l’altra persona si è messa.

Un rigurgito da oltre lo stomaco. Una morsa in gola. Gli occhi che tremano per la paura di una piena improvvisa. Voglio arrivare alla macchina, mettere in moto e andare.  Sulla superstrada le urla non si sentono e non si vedono. “

Grazie amarezza!  😉