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curiosità & cultura


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Messaggi da Matrix

Ci sono giorni in cui hai voglia di scrivere, di esprimere, ma le parole sfuggono.
Piovono come codici in Matrix, li osservi fluidi e decifrabili, ma non ancora comprensibili.
Ti ostini magari, con scarsi e insodisfatti risultati, rischiando di arrabbiarti.
Ma poi realizzi che va tutto bene, hanno solo bisogno del loro tempo, per aprirsi, del loro spazio, per raggiungerti.
E allora silenzio. Ascolto. Percezione confusa ma viva, fremente, potenziale.
Come uno specchio, lo spazio attorno rimanda immagini, altri codici, che completano, aggiungono, sostiutiscono.
Perdersi in un labirinto di parole ancora inafferrabili e desideri desiderosi di comunicarsi, per ritrovare senso, significati nuovi.
Ci sono giorni in cui hai voglia di scrivere, ma le parole ti chiedono di ascoltarle solo e aspettare domani.

 


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Il silenzio è d’oro

Ci sono giorni in cui non ho voglia di parlare.
È proprio una sensazione fisica, oltre che interiore; la bocca sta bene chiusa, tra sé e sé, come custodisse parole nuove per domani.
E le parole nuove arrivano, perché nel silenzio si amplificano i sensi, l’ascolto soprattutto, la percezione. Arrivano pensieri inattesi, soluzioni inaspettate e semplici (caspita! cosa ci voleva? Era così facile!) che prima non sono stata capace di vedere… o forse non ho voluto? E ora nell’ascoltarmi le colgo, le accetto, le comprendo.
A volte, forse appunto per questo, si ha paura di restare in silenzio, di non parlare, si vuole a tutti i costi avere degli argomenti, delle cose da emettere pur di non sentirsi.
E anche il silenzio degli altri intimorisce, insospettisce, crea disagio. Cose che, contrariamente a quanto si può pensare, non necessariamente implica. Stare in silenzio insieme può essere una bella magia, un buon dialogo.
Saper ascoltare i silenzi, propri e degli altri, crea una comunicazione sottile, profonda, che le parole non sono in grado di esprimere. Ci fa scoprire rumori che ci sembrano nuovi, quando in realtà sono sempre stati, ma non li abbiamo colti… il vento tra le piante, che produce suoni bellissimi, differenti per ogni albero, arbusto, fiore; le cicale, la loro serenata tipicamente estiva, in concorrenza con i grilli; il tintinnio di una tapparella o di qualcosa che batte contro un vetro, vetro semplice o vetro doppio, tocco acuto o basso. E poi i rumori di chi ci sta accanto… il respiro, ritmo umorale; il brontolare di una pancia, fame o sete? ; il gorgheggiare di una gola o di un naso leggermente congestionato; le tonalità vastissime di uno sternuto.
E un abbraccio che rumore fa? Silenzio. Ascoltiamo…

 


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Etimologia

Nel leggere e nell’ascoltare incontro spesso parole che mi incuriosiscono, di cui mi piace andare a scoprire il significato, le origini, le possibili e più varie applicazioni.
E allora partiamo proprio da lì, dalle radici.
Etimologia è la scienza degli ètimi, ossia della “forma più antica, documentata o ricostruita, cui si possa risalire percorrendo a ritroso la storia di una parola”. Deriva dal greco étymon, sostantivo neutro dell’aggettivo étymos, che significa “vero”.
Considerare quindi l’etimologia di un termine, vuol dire conoscerne la verità.
Interessante… Ma quante verità ha ciascuna parola?
Qualcuno ha detto che “d’ogni verità anche il contrario è vero”. Mi pare corretto.
La ricerca della verità dovrebbe essere prima di tutto apertura e comprensione dei suoi diversi aspetti, compresi appunto quelli contrari (o apparentemente tali…).
E allora penso : la verità è assoluta…. ma è allo stesso tempo relativa!  😉