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curiosità & cultura


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Attesa? No grazie.

Ad aspettare che siano gli altri a far qualcosa, si finisce per perder tempo (che poi non è perso, in verità: si impara comuque qualcosa… a volte tanto!).
Ma, in ogni caso, a volte è meglio darsi una mossa e agire.
Tranne il caso in cui si è sempre i primi a farlo.
Eh già! Se tocca sempre a me, non ci sto. Perchè in questo caso il rapporto (di qualsiasi tipo sia) è sbilanciato, forse univoco, quindi non ha molto senso di essere, di continuare.
Per carità, può essere che una persona sia più portata di altre a fare, brigare, proporre, … Però ogni tanto è bene che tutti si mettano in gioco, che tutti si diano da fare.
Altrimenti vien da pensare che dall’altra parte non c’è interesse. Cos’altro si potrebbe pensare? E allora tanto vale che ognuno vada per la sua strada.
Anche in questo caso si agisce quindi, ma in modo diverso: non si aspetta, si indirizzano le proprie energie ad altro.
E’ una non-attesa. Anche perchè, sappiamo che fregatura siano le aspettative…..  😉


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Cambio, cambio, cambio!

Ieri mattina ero a Verona per sbrigare alcune commissioni. Arrivata in città, mi sono ritrovata nel mezzo di una manifestazione, sulla scia dei Forconi, come molte altre in questi giorni.
Li guardavo, un gruppo relativamente grande di ragazzi, tutti in età da liceo. Ho sentito tra la gente commenti e critiche; abbiamo pensato tutti che questi ragazzi avevano preso l’occasione per fare “berna” e che nemmeno sapevano la ragione reale della protesta.
La rabbia è tanta ed è giusto manifestarla, farsi sentire, chiedere ragione di tante cose, pretendere attenzione. Ma in Italia non siamo capaci mi sembra, di farlo nel modo migliore. Guardiamo Istanbul, rimango dell’idea che sia un ottimo esempio. I media non ne parlano più molto, ma Istanbul va avanti, silenziosa e concreta, creativa e fattiva, sinergica e cooperativa. Istanbul ha futuro.
Poi un coro ha attirato la mia attenzione : “Vogliamo il nostro futuro!”.
Quale?
Se avessi un figlio adolescente oggi, cosa gli direi? Come spiegherei? Non saprei cosa dire, come indirizzarlo al suo domani, cosa suggerirgli, …
Mi duole ammetterlo, perché penso che viviamo nel paese più bello del mondo, ma credo gli proporrei di andarsene, di viaggiare, di vedere, di capire, di provare.
Sento molti chiedersi quando e se si tornerà come prima (della crisi). Speriamo di no!
Penso sia concretamente impossibile, ma mi auguro che nemmeno succeda. Se torniamo a come eravamo, a tutto ciò che ci ha portato all’attuale situazione, come potremmo risolvere i problemi, migliorare la vita, garantire futuro?
Ci vuole un cambio. Di mentalità.


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Etimologia #8 : CAMBIAMENTO

Mi dicono che fuori (io sono ancora qui nello stand-by… ma finalmente c’è una luce all’orizzonte… 😉 ) …che fuori è caduto il governo.
Non so lì, ma qui non ha fatto un gran rumore…
Però ho pensato fosse cosa buona dare un’occhiata alle notizie in merito e, come immaginavo, è tutto un botta e risposta di scommesse/azzardi su cosa accadrà, quando, come, perchè, chi…
Una parola è molto ricorrente ovunque, da chi osannata, da chi auspicata, da chi temuta… : cambiamento.
Sostantivo del verbo cambiare, dal latino tardo e di origine gallica, significa sostituire, modificare, trasformare, mutare, rendere diverso.
Possiamo fare di meglio: passaggio, bardo, evoluzione, rivelazione, manifestazione, miglioramento, rinnovamento, …
Si dice tanto in giro che si vuole questo benedetto cambiamento, ma cosa si fa? e cosa non si fa? cosa bisognerebbe fare e cosa no?
Quando si entra nel campo della politica, non so mai cosa fare… E’ una materia che non mi ha mai appassionata, non nel senso che non mi incuriosisca (ci mancherebbe!? sono ben poche le cose che non muovono la mia curiosità 😉 ), ma nel senso che… mi muove altro: tensione, ansia, nervossimo, a volte rabbia… nel vedere come le cose ristagnano, fagocitano, talvolta marciscono.
Ma io cosa posso fare? C’è chi sostiene che bisogna farsi sentire, agire, scuotere con forza… chi invece si rassegna al fatto che nulla serve a smuovere  la situazione… chi ancora invita a partire dal proprio piccolo, dal proprio attegiamento e modo di agire quotidiano.
Io propendo per l’ultima, ma rimane il pensiero che ci sono delle persone che hanno il potere (perchè gliel’abbiamo dato) di decidere anche per noi.
Chissà… loro avranno voglia di cambiamento? sarà arrivato il momento?
Ho recuperato alcune citazioni che mi hanno colpito, che racchiudono input/segni/inviti interessanti :

“È anzi l’assenza di cambiamento che favorisce la malattia perché non coltiva la nostra capacità di reazione”.  Franco Berrino

“Il cambiamento, pur con tutti i rischi che comporta, è la legge dell’esistenza”.  Robert Kennedy

“Ma naturalmente per capire i cambiamenti della gente, bisogna amarla”.  Pier Paolo Pasolini


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Inno-v-azione

Sfogliavo un quotidiano poco fa… non lo faccio spessissimo, utilizzo di solito altri strumenti.
Comunque sia, su tutti, non si fa che parlare di innovazione, soprattutto in tempi come questi.
E’ necessaria, non ci piove, ma mica arriva dal nulla. Anche l’innovazione ha radici, che non sono piantate né in oggi e tantomeno in domani; sono in ieri.
Innovare non vuol dire creare dal nulla cose nuove, ma piuttosto trovare soluzioni nuove a cose che già ci sono, che fino ad ora sono rimaste irrisolte o sono state gestite in modo non consono rispetto alle loro potenzialità, alle possibilità che possono a loro volta generare.
Servono idee, idee appunto innovative, evoluzionistiche. Ma non bastano, poi vanno messe in pratica e non serve essere chissà chi e fare chissà cosa: ognuno del suo piccolo può essere un innovatore, un rivoluzionario, un “evoluzionario”. Perché il mondo è fatto di tante persone, ciascuna con le proprie capacità e potenzialità, i propri bisogni, le proprie possibilità, i propri desideri e sogni. Aspettare che siano gli altri a fare qualcosa è una non-soluzione, comoda, di scarico di responsabilità, di attesa passiva che non si sposa bene con il principio di innovare.
Forse quel che ci vuole è un mix : un po’ di osservazione e di ascolto, un po’ di sano egoismo, un po’ meno egocentrismo, un po’ di partecipazione e condivisione, un po’ di creatività, …anche un po’ di rischio, perché si sa che senza rischiare nulla, non si ha nulla.
Combinazioni paradossali? Si, ci sta bene anche il paradosso, muove, mobilita, smobilizza, ingrana, sgrana.
Ho studiato economia internazionale (ne parleremo…), ma questo non vuol dire niente,  perché non è il titolo di studio a fare una persona, ma certamente mi ha aiutato a capire certe cose e soprattutto, un po’ per volontà e desiderio, un po’ “per caso” (..?) mi ha avvicinato a determinati argomenti che da qualche anno seguo.
Questi sono i miei principali riferimenti in merito:

http://blog.debiase.com/

http://www.ahref.eu/it

http://www.etnografiadigitale.it/

http://web.mit.edu/

http://www.futurix.it/

http://www.wired.it/

http://www.fbk.eu/it/front-page

 


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C’è del movimento

Questa mattina ho ricevuto una mail molto interessante in merito a quanto sta accadendo in Turchia.
Mi ha colpito, soprattutto un video che vi propongo:

E’ il modo giusto di protestare, anzi meglio, di esprimere la propria opinione, ma non solo, anche e soprattutto le proprie intenzioni, i desideri fattivi… di manifestare, di manifestrarsi.
Mi fa pensare molto… sentire…
A loro è bastato un albero. E a noi, cosa serve (ancora!)?
Continuare a lamentarsi e rimanere fermi ad aspettare non serve a molto. Se quanto meno, ognuno nel suo piccolo facesse qualcosa, piano piano il cambiamento di cui tanto si parla, smetterebbe di essere parole e diventerebbe concreto, quotidiano, naturale e …bellissimo!
Manifestiamoci