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curiosità & cultura


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Parliamone… (Mamme d’oggi)

Senza offesa, col cuore in mano: di certe mamme d’oggi non se ne può più!!
Lo sapete che nel 99,9% dei casi i “problemi” dei bambini sono in realtà problemi delle mamme?
Soprattutto quando sono neonati e fintanto che non hanno la capacità di spiegarsi, è comprensibile.
A questo proposito: è il caso più ricorrente, il fatto del presunto ritardo nella parola, piuttosto che nel camminare. Ma è ovvio, pensateci! Al giorno d’oggi gli stimoli a cui sono sottoposti i bambini sono cambiati, hanno minori necessità di esprimersi e muoversi.
E poi:
1) con una mamma che per sua assoluta comodità, questioni di tempo e altro, lo tiene sempre in braccio, nel passeggino, nel box…. Che voglia dovrebbe avere di camminare??
2) se la solita mamma non fa altro che parlare, parlare, parlare (bla bla bla…) e a domanda di qualcuno non dà al pargolo il tempo di provare almeno a rispondere e si arroga il diritto di farlo sempre e comunque in sua vece… Che voglia avrà di parlare??

Vi racconto una storia.
Una mamma è esasperata dal fatto che la sua bimba (3-4 anni) sappia parlare ma lo faccia pochissimo. L’ha portata ovunque ormai: medico di famiglia, psicologo, psichiatra, psicomotricista, logopedista, ….
Un’amica infine le consiglia una dottoressa che tiene un approccio diverso dal solito e risulta molto gradevole ai piccoli.
La mamma decide di tentare un’ultima carta.
Entrate nello studio della dottoressa, la mamma inizia il (lungo!?) racconto delle varie visite affrontate. Al che il medico guarda con un bel sorriso la bimba, si osservano qualche minuto e poi le chiede: “Perché non parli?”. E la bambina con estrema naturalezza (e con un sorrisetto furbetto di traverso rivolto alla sua mamma): “Si sta così bene in silenzio!”.
La dottoressa allora prende il suo notes e inizia a scrivere. Un foglio, due fogli, quasi tre. E li consegna alla madre: “Sono dei suggerimenti”.
La donna scorre i fogli, legge, sempre più sbigottita. “Tutte queste cose devo farle fare??” , chiede preoccupata alla dottoressa.
“Ah no signora – risponde con un bel sorriso pungente la dottoressa –  non sono per la bambina: sono per lei!”.

😉


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Ma chi è??

Ma chi è questo qui che mi segue?? Mi sta appiccicato e non dice niente se non ripetere quello che dico io!?
Sfacciato! Invadente!
Dai!?! Lasciami stare!
😀

I bambini…per la prima volta alle prese con la propria ombra  🙂

 


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La prima volta non si scorda mai

 


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La forza e il coraggio

Bianca è insegnante alla scuola materna e mi racconta che quando c’è il compleanno di un bimbo si fa festa e si celebra un piccolo rito: si racconta ai fanciulli una favola (..?) secondo la quale il giorno in cui sono nati, sono stati portati da un angelo che ha chiesto loro cosa desiderano di più nella vita che li attende da vivere.
In questa ricorrenza, all’asilo l’insegnante ripropone la domanda al bambino.
Solitamente tutti rispondono: tanti amici con cui giocare, tanti giochi, belle vacanze con la famiglia, …
Qualche tempo fa un bambino ha dato una risposta inusuale, che ha lasciato basiti insegnanti e compagni di scuola e che è entrata a pieno titolo prima in classifica : “il coraggio e la forza per arrampicarmi sugli alberi”!
Fantastica! Racchiude un mondo meraviglioso….
La forza e il coraggio. Che poi a volte si assomigliano, si alimentano. Io ne vorrei di più, di coraggio soprattutto, di osare di più  😉
E quanti ricordi! Io ci ho vissuto sugli alberi da piccola  🙂  Alberi che mi sembravano enormi (a volte lo erano!?), che mi abbracciavano, sorreggevano; mi offrivano l’opportunità di una vista migliore, diversa, ampia; mi facevano fare incontri differenti da quelli “sulla terra”.
E che voglia!! Chissà se sono ancora capace… oggi ci provo!  😉
…se nei prossimi giorni non mi senitite, sapete il perchè  😀

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Libera tutti!

Sono fortunata, sono cresciuta in campagna, un ambiente particolarmente magico e ricco di sorprese, nel quale ho trascorso una bellissima infanzia.
Eravamo liberi, veramente : quando correvamo nei campi, fino a perdere il fiato, saltando fossi e sbucciandoci le ginocchia, ci sembrava di aver bucato i confini, che il mondo fosse nostro e ancora tutto da scoprire, intonso, mai toccato da nessuno.
La bellezza era in ogni cosa, dalle più piccole alle… più piccole ancora, invisibili, inprendibili, eppure concrete, forti; ci costruivamo sopra castelli di sogni presenti, visibili, vivibili.
L’occupazione principale era ridere, ti tutto, di niente, ma ridere, senza neanche più il respiro per farlo, soffocato dal fiatone per la corsa o la pedalata, ma comunque scoppia di risate con echi infiniti. Se ci penso, li sento ancora…
Non importava che piovesse o ci fosse il sole : fuori, sempre fuori! vivere nella natura, con la natura, naturalmente.
E proprio la natura dei luoghi ci dava la possibilità di giocare il gioco migliore, il più divertente, a volte persino complicato : nascondino!
Possibilità incredibili di nascondersi, di fare strategie, di farsi trovare. Con una postilla finale : l’ultimo “superstite”, se riusciva a raggiungere la tana (punto della conta e di partenza per trovare gli altri) senza farsi scoprire, poteva salvare la compagnia : “Libera tutti!!”.
I tempi sono cambiati… e anche i giochi.
Ma ce ne sono di belli anche ora!
Mi è capitato per le mani un volantino di un’interessante iniziativa, che ha mosso questi ricordi…
Potete trovare informazioni, spunti e proposte qui :

http://www.segnidinfanzia.org/