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curiosità & cultura


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Dialoghi

La guardava meravigliato, per quello che aveva appena detto, per ciò che questo gli aveva istantaneamente fatto capire…

Le chiese infervorato: “Insegnami!”

Lei serena e intensa: “Non si può insegnare: si può imparare” 

.


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Dialoghi (al limite della consapevolezza)

“A volte non riesco a star ferma, devo andare.”

“Ma andare dove?”

“Non importa, basta non sia qui, basta non sia niente, basta ci sia qualcuno, ma che non parli, non troppo, che non faccia domande, che forse nemmeno ascolti se apro bocca, perché se lo facessi probabilmente direi cose che poi non vorrei aver detto, non così.
Quelle cose che pensi, che sono dentro di te ma temi di dire, temi che siano sentite, soprattutto temi gli effetti del loro eco dentro.
Hai capito?
Ma mi hai sentito?”

“Sentito si, ma non ho ascoltato… almeno credo…
Non è quello che volevi?”

“…non lo so. Oggi è uno di quei giorni che tutto si affaccia al limite della consapevolezza, ma io non ho voglia, non ho tempo, non per questo.
Andiamo?”

“Dove?”

“Andiamo…”

 


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Dialoghi metafisici

…altrimenti detti gattofisici, o metagattici…

 

“Ma mi ascolti??”

“Si, scusa”

“Guarda che non te le spiego a caso le cose. Penserai mica che son qui a perder tempo!? Ti ho scelta per dei motivi, ma adesso stai attenta!”

“Ok. Dimmi”

“Guardati”

“…..e?”

“Guardati e basta. Sarà un buon inizio. Ti aiuta a stare qui”

“…..grazie”

“Miao”

🙂

 

 

 


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Dialoghi

Ricevere un messaggio vocale da un’amica, che condivide con te pensieri ed emozioni. Un cammino nuovo, che si incontra con il tuo, per dei tratti insieme.

E ti vuol far credere che la voce rotta, le ripetizioni, le pause, sono date dal fatto che mentre registra il messaggio si sta cambiando… E vale ancora di più.

Meraviglia, gioia e commozione.

Grazie!

#amikarma 😉


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Vorrei

Vorrei…
E tu brontoleresti, scherzoso e un po no.
Vorrei chiederti delle tue cose, quelle invisibili soprattutto, quelle che ho trovato e non mi hai mai detto.
Vorrei chiederti degli uomini, del perché mi fanno impazzire, arrabbiare, del come mi fanno sognare.
Vorrei chiederti dei giorni, quelli buoni e quelli neri, uno avanti all’altro o lontani.
Vorrei chiederti dei sogni, quelli che mi hai insegnato, come realizzarli, come osarli.
Vorrei chiederti di me, se ora mi vedi, o l’hai sempre fatto; ma talvolta mi hai fatto credere di no.
Vorrei chiederti tante cose…
Ci sarebbe da ridere e da litigare. Su molte non ci troveremmo, lo so.
Ma in giorni come questi, pur di averti ancora qui, vorrei anche litigare.

 


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Svelo

Non abbiamo niente che non va.

Il sentire, il comprendere, sono così intensi, forti, dirompenti, che ci mandano in tilt a volte, ci fanno sembrare altri, ci fanno fraintendere, ci tolgono le parole. Non parliamo poi del respiro.

Facciamo domande di cui conosciamo già le risposte, ma abbiamo bisogno di sentircelo dire. E se poi è una bugia, ci ferisce oltre le viscere.

Non chiediamo cose per paura di ferire, per rispetto, per timore di manifestarci, per amore assoluto; per desiderio smisurato di condivisione che tentiamo di misurare, per le stesse ragioni.


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Dialoghi sottili

 

“…te lo voglio dire, senza aspettare un tempo che sia poi tardi: ti sento.
Nello stomaco, sotto pelle, nei pensieri, nel cuore. E poi oltre: ti sento.
Che è più di tutto. Ti voglio bene, una con-causa, ma soprattutto ti sento, corpo e anima.
Un fremito, eccitazione; un battito, respiro; irrazionalità e comprensione.
Ti percepisco nell’aria, avverto la tua presenza, soffro la tua assenza, respiro la tua essenza.
Non te lo so spiegare che così, ti sento”

“Grazie”

“…di cosa?”

“Di avermi insegnato le parole per dirti quello che provo per te: ti sento”.