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curiosità & cultura


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FestivalEconomia

Poco fa, in città, ho visto i manifesti e un campanellino è suonato. Di ritorno a casa, ho subito verificato.
Il Festiva Economia di Trento, alla sua ennesima edizione, è un momento mooooolto interessante, piacevole, stimolante ed arricchente, sotto svariati punti di vista.
Infatti, lo consiglio vivamente, a chiunque!! Non fermatevi alla parola economia e al significato che generalemnte a primo acchito le si da.
Economia è la vita quotidiana, le nostre scelte di consumo e non solo, tutto quello che ci gravita attorno: le nostre scelte di vita sono economia! perchè economia è società, composta di singoli individui, di gruppi, di nazioni; è socialità, condivisione e partecipazione; è presente e futuro, valutazione concreta della realtà, progetti e sogni; è tutto quello che tocchiamo, costruiamo, disfiamo, pensiamo di rifare.
Fidatevi: una bella esperienza!

http://2014.festivaleconomia.eu/

 


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Vado in crisi. Cambio forma.

E’ stato individuato un “indice delle forme” in campo architettonico, ossia è stata svolta e confutata un’indagine secondo la quale le forme in architettura mutano in base ai cambiamenti della società, cambiamenti forti, di carattere economico, sociale, storico, …ovviamente correlati :

http://www.archdaily.com/433667/if-skyscrapers-predict-crises-what-do-donuts-tell-us/

http://www.ft.com/intl/cms/s/2/3b3aa566-157a-11e3-950a-00144feabdc0.html#slide6

Mi pare giusto e mi sembrerebbe anche logico : perchè mantenere forme e modi che rispetto ai tempi, a quel che ci circonda, a quello che sentiamo sono superati?
Non è una questione di adeguamento, che mi sa di “adagiamento” e rassegnazione, ma di adattamento (la sfumatura è leggera ma importante), che per me significa aggiornamento, evoluzione, armonizzazione.
Dovrebbe essere così in tutto, per tutti. Una situazione di crisi è in un certo senso una guarigione, una metamorfosi, un passaggio da una stato “consumato” ad uno nuovo, potenziale e potente.


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A proposito di privati(zzazioni)

Parlavamo ieri della cultura privata e leggo oggi questo interessante articolo, corredato di grafici ancor più interessanti e soprattutto chiari, che ben evidenziano la questione.

http://www.internazionale.it/atlante/beni-comuni/

Quali sono oggi i beni comuni?
Vanno certamente salvaguardati, ma in che modo?
Se ne devono occupare le isituzioni pubbliche, visto che sono della colletività, o possono, o devono intervenire i privati?
Non so quale sia la soluzione migliore… in alcuni Paesi la gestione pubblica è ottima, mentre in altri…..
Sta di fatto che una cosa è certa, secondo me: considerato che si tratta appunto di risorse di tutti, dovremmo inziare con il rispettarle.
Poi magari saranno loro a darci qualche suggerimento..  😉

 


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Architettare nuove idee

Non conoscevo Riccardo Dalisi finchè non ho “inciampato” in un suo libro che mi ha incuriosito, per la grafica, il tema, il connubio delle cose.
Architetto, designer, artista, …anche buon economista direi.
In “Decrescita. Architettura della nuova innocenza”, prendendo spunto da concetti di Raimon Panikkar, Serge Latouche, Friedensreich Hundertwasser, analizza la necessità di rigenererarsi, applicata ai suoi specifici campi d’azione e non solo, nella vita quotidiana.
E’ sempre più comune oggi il termine “decrescita”, solitamente inteso in senso negativo, quando invece è da ritenere un’opportunità, una spinta, un braciere di nuove idee : “Venga fuori la limpida meraviglia di un nuovo fermento”.
Si fanno quindi largo concetti non nuovi, ma certamente rinnovati, rinnovabili, da rinnovare: ri-uso, reciclo, re-impiego, …
Dalisi auspica un’architettura, un design, un’arte capaci di ri-valorizzare ed armonizzare uomo e natura. A questo proposito, alla fine del volume, presenta alcuni giovani designer impegnati in questo senso.
Interessanti riflessioni e spunti. Un insieme di materie ben architettato ed armonizzato.

Riccardo Dalisi
“Decrescita. Architettura diella nuova innocenza”.
Corraini Edizioni