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curiosità & cultura


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Dallo scatto allo scritto

La fotografia per me è proprio lo scatto, il catturare l’istante che colpisce attraverso gli occhi qualcosa di più profondo, che richiama l’attenzione e il desiderio di trattenere un attimo, un episodio, un’espressione.
La chiamano streetfotography, perchè catturata per strada, passeggiando, senza premeditazione o posa. Armati di macchina fotografica, si esce a caccia di momenti di meraviglia.
Questo weekend si svolge in Corte Torcolo a Cavion Veronese (VR) una mostra interessante :

MostraPoster

A completare l’evento, è stato organizzato un intrigante laboratorio di scrittura :

http://cuoredipenna.com/page16/index.html

Suddiviso in due incontri, descrizione e narrazione : dalle immagini, attraverso le immagini, nelle immagini si troveranno parole per raccontarle, per scoprire cosa nascondono, per dare loro altra vita, oltre.


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Etimologia #7 : COMUNICAZIONE

Il verbo comunicare deriva dal latino cum-munire, ossia con-legare, quindi comunicazione indica il mettere in comune, riferito ad informazioni di svariati tipi.
La comunicazione ha vita in un processo tipico che prevede un emittente, un canale, un codice, un contenuto ed un ricevente.
Si… ma se l’emittente è “ammutolito”?
Mi fa sorridere (e forse non capita a caso…) parlare oggi di comunicazione, perchè da un paio di giorni, causa un malanno di stagione (??) sono completamente afona. Infatti solitamente quando ci si riferisce al comunicare, il primo canale/strumento a cui si pensa è la voce, che nel tempo però è stata soppiantata da sempre nuove modalità tecnologiche. Oggi una comunicazione può essere trasmessa in… chissà quanti modi.
In un certo senso, tutto è comunicazione, manifestazione, espressione. Parole diverse che danno sfumature di una stessa sfera.
Ovvio che ogni modalità di trasmissione ha caratteristiche proprie che evidenziano alcuni aspetti della stessa e ne precludono altri. Sta all’emittente scegliere il canale che meglio si addice alla sua necessità, se personale o più oggettivo, se diretto o indiretto, se mirato ad una o poche persone piuttosto che a molte, con linguaggio orale, scritto, fotografico, artistico, ….
Ho scoperto che esiste un museo…

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2002838&viewType=0&idarea1=597&idarea2=0&idarea3=0&andor=AND&sectionid=0&andorcat=AND&MvediT=1&showMenu=0&idmenu=920&idarea4=0&idareaCalendario1=0&showCat=0&partebassaType=0&showArchiveNewsBotton=0

…un po’ lungo il link, lo so…una comunicazione forse prolissa per la funzione che svolge  😉

 


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Il silenzio è d’oro

Ci sono giorni in cui non ho voglia di parlare.
È proprio una sensazione fisica, oltre che interiore; la bocca sta bene chiusa, tra sé e sé, come custodisse parole nuove per domani.
E le parole nuove arrivano, perché nel silenzio si amplificano i sensi, l’ascolto soprattutto, la percezione. Arrivano pensieri inattesi, soluzioni inaspettate e semplici (caspita! cosa ci voleva? Era così facile!) che prima non sono stata capace di vedere… o forse non ho voluto? E ora nell’ascoltarmi le colgo, le accetto, le comprendo.
A volte, forse appunto per questo, si ha paura di restare in silenzio, di non parlare, si vuole a tutti i costi avere degli argomenti, delle cose da emettere pur di non sentirsi.
E anche il silenzio degli altri intimorisce, insospettisce, crea disagio. Cose che, contrariamente a quanto si può pensare, non necessariamente implica. Stare in silenzio insieme può essere una bella magia, un buon dialogo.
Saper ascoltare i silenzi, propri e degli altri, crea una comunicazione sottile, profonda, che le parole non sono in grado di esprimere. Ci fa scoprire rumori che ci sembrano nuovi, quando in realtà sono sempre stati, ma non li abbiamo colti… il vento tra le piante, che produce suoni bellissimi, differenti per ogni albero, arbusto, fiore; le cicale, la loro serenata tipicamente estiva, in concorrenza con i grilli; il tintinnio di una tapparella o di qualcosa che batte contro un vetro, vetro semplice o vetro doppio, tocco acuto o basso. E poi i rumori di chi ci sta accanto… il respiro, ritmo umorale; il brontolare di una pancia, fame o sete? ; il gorgheggiare di una gola o di un naso leggermente congestionato; le tonalità vastissime di uno sternuto.
E un abbraccio che rumore fa? Silenzio. Ascoltiamo…

 


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Etimologia #5 : CREATIVITA’

Capacità produttiva, della ragione o della fantasia, talento, inventività.
E’ il sostantivo del verbo latino “creare” : generare, realizzare, produrre dal nulla.
Si tratta quindi di dare vita a qualcosa che sia originale, innovativo, concreto, di interesse, utile, piacevole, provocatorio, che induca a riflettere e/o stimoli altri pensieri e/o attività.
Henri Poincaré sostiene: “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”, dove per utile si intende socialmente riconosciuto.
In principio, la creatività era ritenuta unicamente un attributo divino.
Scrive Sandor Marai : “È questo l’unico terreno sul quale l’uomo può misurarsi con Dio, ed essere in qualche modo alla sua altezza: quando crea dal nulla, come Lui”.
Successivamente sono stati insigniti del titolo di creativi grandi nomi della storia, ritenuti (come al solito, successivamente alla loro morte..) dei geni: Leonardo, Galileo, Dante, …
Solo in tempi abbastanza recenti il termine è stato rivalutato, considerato “più semplicemente” come un atteggiamento mentale degli esseri umani, e non solo.
La gamma di “cose” che rientrano nella categoria creativa è oggi vastissima. Creatività comprende qualsiasi prodotto che sia espressione e manifestazione di un soggetto, con linguaggi magari inusuali e spesso astratti; basti pensare all’arte, anzi alle arti, tantissime forme e modi, strumenti diversi e risultati comunque differenti.
Il concetto è alla base di molti studi degli ultimi decenni e la sua considerazione è divenuta talmente alta da dichiarare la creatività elemento fondamentale dell’innovazione, dello sviluppo e dell’evoluzione personale, sociale e d economica.

“L’uomo per il quale non è più familiare il sentimento del mistero, che ha perso la facoltà di meravigliarsi e di umiliarsi davanti alla creazione è come un uomo morto o almeno cieco.”  Albert Einstein

“Creare è dare una forma al proprio destino.”  Albert Camus

“Il processo creativo ha avuto più impatto, potere, influenza e successo di qualsiasi altro processo nella storia. Tutte le arti, molte delle scienze, dell’architettura, della cultura popolare, e l’intera età tecnologica in cui stiamo vivendo esistono a causa del processo creativo.”  Robert Fritz

“La creatività non sta nel trovare nuovi paesaggi, ma nell’avere occhi nuovi.”  Marcel Proust

“È l’arte suprema dell’insegnante, risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza.”  Albert Einstein 


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Mi guardi negli occhi perplesso…
“Io per molto meno mi son perso
e invece guarda tu,
riesci sempre a stare sù”.
Ti guardo negli occhi e ti rispondo:
“Io e te non siamo di questo mondo.
Sai, ci sono tanti modi di cadere…
Se impari a guardare, poi arriva il vedere”.
© SZ

 

P.S. Alcuni altri miei brevi “pensieri” li trovate anche qui : http://www.t-poem.com/T-Poem/Benvenuto.html

 


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C’è del movimento

Questa mattina ho ricevuto una mail molto interessante in merito a quanto sta accadendo in Turchia.
Mi ha colpito, soprattutto un video che vi propongo:

E’ il modo giusto di protestare, anzi meglio, di esprimere la propria opinione, ma non solo, anche e soprattutto le proprie intenzioni, i desideri fattivi… di manifestare, di manifestrarsi.
Mi fa pensare molto… sentire…
A loro è bastato un albero. E a noi, cosa serve (ancora!)?
Continuare a lamentarsi e rimanere fermi ad aspettare non serve a molto. Se quanto meno, ognuno nel suo piccolo facesse qualcosa, piano piano il cambiamento di cui tanto si parla, smetterebbe di essere parole e diventerebbe concreto, quotidiano, naturale e …bellissimo!
Manifestiamoci

 


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Bordi (bardi)

Nel 1968 il Prof. Grinker e il suo gruppo di ricerca psichiatrico definiscono la parola “borderline” come una psicopatologia della sfera sociale; ma la storia andrà rapidamente oltre la psichiatria, identificando una figura moderna contraddistinta da gap di tipo sociale e del linguaggio, da instabilità nelle relazioni e negli affetti, quasi costantemente malinconica, suscettibile ed agitata.
Parallelamente si va consolidando l’ “art brut”, termine coniato da Jean Dubuffet nel 1945, con il quale si indica la produzione di opere artistiche di autori generalmente autodidatti e per ciò al di fuori di qualsiasi quadro istituzionale, artistico, senza regole o metriche.
Se è pur vero che gli artisti brut sono tipicamente persone solitarie e marginali, spesso ospiti di istituti psichiatrici o comunque soggetti ad analisi psicologica, antropologica e sociale, le due cose, la maggior parte delle volte unificate, non necessariamente coincidono.
Infatti gli autori presenti alla mostra in corso al Museo d’Arte della città di Ravenna, rientrano nell’una piuttosto che nell’altra sfera, talvolta in entrambe. L’intento dell’esposizione è proprio quello di far conoscere realtà diverse, di mettere in luce esperienze artistiche nelle quali la creatività ha confini mobili e sottili, comuni sia ad artisti notoriamente definiti, sia ad autori considerati outsiders.
Il percorso della mostra si articola in sei sezioni, ciascuna riguardante un tema caratteristico : introduzione introspettiva, il disagio della realtà, il disagio del corpo, ritratti dell’anima, la terza dimensione del mondo, il sogno rivela la natura delle cose.
Molte le opere esposte, tutte interessanti e rivelatrici di luci nuove e ritrovate…
Personalmente mi hanno colpito molto i lavori di Federico Saracini, nei quali si mescolano disegno e scrittura, con delle frasi/concetti semi-nascosti notevoli… quelli di Mattia Moreni, grandi facce fortemente espressive e indagatrici dell’osservatore… quelli di Sylvain Fusco, con delle simpatiche donne “boteriane” dagli occhioni dolci e limpidi… le terrecotte di Umberto Gervasi, con una Via Crucis insolita e veritiera… e quelle del mio conterraneo Carlo Zinelli, che avevo già avuto il piacere di vedere altre volte e che sempre mi emoziona tanto.
Inoltre un paio di sorprese mai viste, nemmeno nel web o altrove : un Dalì insolito stando alla sua solita maniera, “Personages dans le désert”… e “Printemps” di Max Ernst, semplice, essenziale, efficace, sospeso…bellissimo!

Alcuni link (diretti o “derivati” dalla mostra..) :
http://www.museocitta.ra.it/
http://www.artbrut.ch/fr/21070/collection-art-brut-lausanne
http://www.carlozinelli.it/
http://www.mazzotta.it/fondazione/index.htm
http://www.ghironda.it/page_1241001492965/index.php
http://www.fondazionetitobalestra.org/

P.S. “Bardo” (non i cantori o giullari dotti dell’epoca dei druidi, ma l’altro significato…) indica un varco, un passaggio, una soglia… ma non il varcare, il passare, l’oltrepassare la soglia, ma stare nel bardo! I borderline stanno li, nel margine… Infatti passato un confine c’è sempre un’altra terra, ma nel confine… cosa c’è?