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curiosità & cultura


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La testa. Altrove e qui

“Diverse volte l’ho fatto.
Ho infilato la testa
in un cespuglio di stelle,
per mordicchiare gli angoli di qualche sogno.
Ho infilato la testa
in un cuscino di nuvola,
per rubare un po’ di leggerezza e qualche follia.
Ho infilato la testa
tra la tua spalla e i tuoi capelli,
per sentire il profumo della felicità, qui, ora,
e anche domani”.
SZ


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Bordi (bardi)

Nel 1968 il Prof. Grinker e il suo gruppo di ricerca psichiatrico definiscono la parola “borderline” come una psicopatologia della sfera sociale; ma la storia andrà rapidamente oltre la psichiatria, identificando una figura moderna contraddistinta da gap di tipo sociale e del linguaggio, da instabilità nelle relazioni e negli affetti, quasi costantemente malinconica, suscettibile ed agitata.
Parallelamente si va consolidando l’ “art brut”, termine coniato da Jean Dubuffet nel 1945, con il quale si indica la produzione di opere artistiche di autori generalmente autodidatti e per ciò al di fuori di qualsiasi quadro istituzionale, artistico, senza regole o metriche.
Se è pur vero che gli artisti brut sono tipicamente persone solitarie e marginali, spesso ospiti di istituti psichiatrici o comunque soggetti ad analisi psicologica, antropologica e sociale, le due cose, la maggior parte delle volte unificate, non necessariamente coincidono.
Infatti gli autori presenti alla mostra in corso al Museo d’Arte della città di Ravenna, rientrano nell’una piuttosto che nell’altra sfera, talvolta in entrambe. L’intento dell’esposizione è proprio quello di far conoscere realtà diverse, di mettere in luce esperienze artistiche nelle quali la creatività ha confini mobili e sottili, comuni sia ad artisti notoriamente definiti, sia ad autori considerati outsiders.
Il percorso della mostra si articola in sei sezioni, ciascuna riguardante un tema caratteristico : introduzione introspettiva, il disagio della realtà, il disagio del corpo, ritratti dell’anima, la terza dimensione del mondo, il sogno rivela la natura delle cose.
Molte le opere esposte, tutte interessanti e rivelatrici di luci nuove e ritrovate…
Personalmente mi hanno colpito molto i lavori di Federico Saracini, nei quali si mescolano disegno e scrittura, con delle frasi/concetti semi-nascosti notevoli… quelli di Mattia Moreni, grandi facce fortemente espressive e indagatrici dell’osservatore… quelli di Sylvain Fusco, con delle simpatiche donne “boteriane” dagli occhioni dolci e limpidi… le terrecotte di Umberto Gervasi, con una Via Crucis insolita e veritiera… e quelle del mio conterraneo Carlo Zinelli, che avevo già avuto il piacere di vedere altre volte e che sempre mi emoziona tanto.
Inoltre un paio di sorprese mai viste, nemmeno nel web o altrove : un Dalì insolito stando alla sua solita maniera, “Personages dans le désert”… e “Printemps” di Max Ernst, semplice, essenziale, efficace, sospeso…bellissimo!

Alcuni link (diretti o “derivati” dalla mostra..) :
http://www.museocitta.ra.it/
http://www.artbrut.ch/fr/21070/collection-art-brut-lausanne
http://www.carlozinelli.it/
http://www.mazzotta.it/fondazione/index.htm
http://www.ghironda.it/page_1241001492965/index.php
http://www.fondazionetitobalestra.org/

P.S. “Bardo” (non i cantori o giullari dotti dell’epoca dei druidi, ma l’altro significato…) indica un varco, un passaggio, una soglia… ma non il varcare, il passare, l’oltrepassare la soglia, ma stare nel bardo! I borderline stanno li, nel margine… Infatti passato un confine c’è sempre un’altra terra, ma nel confine… cosa c’è?