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curiosità & cultura


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Dialoghi metafisici

…altrimenti detti gattofisici, o metagattici…

 

“Ma mi ascolti??”

“Si, scusa”

“Guarda che non te le spiego a caso le cose. Penserai mica che son qui a perder tempo!? Ti ho scelta per dei motivi, ma adesso stai attenta!”

“Ok. Dimmi”

“Guardati”

“…..e?”

“Guardati e basta. Sarà un buon inizio. Ti aiuta a stare qui”

“…..grazie”

“Miao”

🙂

 

 

 


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Insegnare e/o imparare

Insegnare ed imparare. Due lati opposti di una stessa situazione? Oppure complementari? Correlati?
Ci pensavo proprio in questi giorni, che sto facendo ricerca su alcuni argomenti.
Le due cose sono strettamente connesse. Nell’insegnare qualcosa a qualcuno, spesso e volentieri ci si rivela qualcosa di nuovo, si chiarisce e quindi si impara.
Nell’imparare qualcosa da qualcuno, si può trasmettere qualcosa a chi ci insegna: un atteggiamento di attenzione, di rispetto, un’osservazione che spalanca una finestra inattesa e innesca un nuovo ingranaggio.
E’ uno scambio, nessuno è inferiore, nessuno superiore. Tutti abbiamo da imparare e, ciascuno a suo modo e in base alla propria esperienza, tutti hanno qualcosa da insegnare.

Vedevo proprio poco fa un video interessante (grazie Enrico Cerni!).
Spunti per “scambi insegno-imparo” nel 21° secolo :

 


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Nello stand-by…

Qui a letto non ci sono molte cose da fare… o almeno questa può essere l’impressione. In realtà si può riposare, pisolare, leggere, ascoltare musica, ascoltare gli altri e i vari rumori (più o meno di fondo), lo scorrere del tempo-non tempo (qui è tutto relativo, più che fuori…), se poi ti portano qualche ora il Mac e hai volgia di fare due chiacchere virtuali, eccoci qui! Insomma, volendo ce ne sono comunque di cose da fare.
Si può anche pensare, riflettere in un modo diverso, capire perchè si finisce qui, come giocarsi al meglio questa che è comunque un’occasione di esperienza, conoscenza, comprensione, acettazione, condivisione, …. cosa fare dopo, quando si esce, ma soprattutto come farlo! Perchè se si arriva qui in ospedale, o in ogni caso si viene “stoppati” da una malattia (breve o lunga, più o meno importante), un motivo c’è. Un motivo c’è sempre, niente capita a caso, mai.
Ne parlavo questa mattina con mia mamma, che in questi giorni mi aiuta e mi sostiene (grazie!) e riflettevo sul fatto che ho forse corso un po’ troppo in alcune cose, ho avuto troppa smania di realizzarle, sovraccaricandomi di intenzioni, aspettative, impegni, … dimenticandomi un po’ di me, o occupandomene non adeguatamente. O forse avevo bisogno di una gran bella pulizia di fine estate! Fuori il vecchio e avanti al nuovo  😉
E allora il mio fisico (in associazione con “altro” …chiamatela anima, spirito, chiamatela come volete) si sono ribellati. Tiè! E adesso impara!  😀
Ok, ci provo.. a dire il vero è parecchio che ci provo, mi pareva anche di esser diventata bravina, ma… devo aver “toppato” qualcosa, oppure, va bene comunque così! E’ solo un’altra esperienza, diversa certo, ma pur sempre valida, efficace, istruttiva.
E allora cercheò di trarne il meglio da questo pseudo stand-by, durante e dopo.
E voi? Cosa è capitato vi abbia stoppato? Cos’avete imparato?
Certo, mi dicono, si potrebbe fare a meno di questi “passaggi a-salutari” …sarebbe tutta salute  😉  Ma se non si passa da questi bardi, forse ci perderemmo anche qualcosa di importante, che altrimenti non scopriremmo mai….  😉
Buona serata!  🙂


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Educare, educarsi

I giorni scorsi ero in Germania, ospite di una carissima amica. La realtà tedesca è sempre molto interessante; validi esempi di organizzazione, efficienza, efficacia, rispetto dell’ambiente, …
Bianca è un’educatrice e ancora una volta ci siamo confrontate sul tema dell’educare appunto. In Germania il metodo è diverso rispetto alla scuola italiana e non solo. Fin da piccoli (asilo nido) si cerca di stimolare i bambini a manifestare le loro naturali attitudini, valorizzarle, soprattutto attraverso lavori di carattere manuale, pratico, artigianale e con grande spazio (sempre!) per la fantasia, la magia, la spontaneità. Inoltre, fondamentale, è la partecipazione attiva della famiglia di ciascun alunno, un continuo dialogo e interazione tra istituzione scolastica e nucleo familiare.
Il mio ricordo della scuola è ben diverso… purtroppo! e sento tanti altri che come me (prima e dopo) condividono le stesse impressioni, le stesse idee.
In Italia si parla di rinnovare l’istruzione, succede a ogni nuovo governo e “ci marciano su” per tutto il tempo di un mandato per poi ricominciare da capo, senza aver concretamente rinnovato nulla, o ben poco, sicuramente non il necessario.
E la famiglia? Spesso e volentieri, portare i figli a scuola diventa uno scarico di responsabilità, la palla passa agli insegnanti, che fanno come possono, come devono, come sanno… e la comunicazione tra scuola e casa… missing!
Insegnare dovrebbe voler dire accompagnare i bambini/ragazzi nella loro crescita, trasmettere loro dei valori, renderli coscienti (di sé stessi soprattutto), liberi di saper scegliere, scoprire insieme a loro le peculiarità di ognuno e stimolarli, sostenerli, consigliarli.
E tutto ciò dovrebbe essere fatto in comunione tra istituti di educazione e famiglie, in modo costruttivo per tutti. Perché tutti e sempre abbiamo qualcosa da imparare.
Mi potete anche dire che negli anni comunque qualcosa è cambiato … si si, in effetti : interrogate sul perché ai figli non è ancora stato insegnato a scrivere in “corsivo”, le insegnanti hanno risposto che il computer non scrive in corsivo… ??!?? Bhè allora non insegniamo più nemmeno la matematica, tanto c’è il PC che fa i calcoli… e poi  non insegniamo più la geografia o la storia, tanto ci sono tantissimi archivi telematici, maps, navigatori su cui trovarle… e poi non insegniamo più le lingue, tanto ci sono i traduttori on line…
Speriamo almeno, al di là di quelli che possono essere gli strumenti, di essere capaci di insegnare che sapere è bello, che la cultura è piacevole, interessante, divertente, condivisibile, partecipativa, apre nuovi orizzonti, ti porta lontano a conoscere cose curiose e stimolanti, …
Ci renderemo conto che condividere l’educazione con i figli (e con tutti) è molto di più che portarli a scuola e fargli fare i compiti, più che trasmettere dei concetti o dei valori, più che dare risposte o essere d’esempio, …  E’ crescere insieme, in uno scambio continuo di vita, di idee, di passioni, di slanci, di confronti, di rispetto, di apertura, di “non-sbagli” per poi fare meglio, di risate e qualche lacrima, di arrabbiature fatte bene e di abbracci.


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Non aver paura

La paura spesso ci frena, ci frega, ci limita. Ma d’altra parte la paura a volte ci salva.
C’è paura e paura. Il tempo e l’esperienza ci insegnano a distinguerle, a viverle.
Andrea però ci dice di non aver paura di un abbraccio.
E come si potrebbe? E’ una delle cose più belle del mondo! …eppure c’è: la paura del contatto, delle dimostrazioni d’affetto, della condivisione, degli altri… di se stessi. Ancora di più quando si tratta di rapportarsi con qualcuno che viene indicato come “diverso”. Diverso da cosa, da chi? Non siamo tutti diversi gli uni dagli altri? …sai che noia altrimenti!  😉
Da tempo pensavo di scrivere qualcosa sull’argomento, prendendo spunto da Andrea e Franco Antonello, questi due splendidi viandanti, che si sono buttati nell’avventura di una vita intensamente condivisa. Senza paura.
Andrea è autistico. L’autismo è definito come un disturbo delle funzioni cerebrali, una patologia che influisce sulla comunicazione e l’integrazione sociale, le cui cause non sono ancora accertate, ma si suppone (e si fa sempre più convincente la tesi) che il fattore scatenante più probabile siano i vaccini neonatali.
Ho detto fattore scatenante, si, perché c’è qualcosa dietro, qualcosa che non si può spiegare a parole, qualcosa che però va ascoltato.
Fin da bambina sono sempre stata vista come un tipetto strano… mi perdo nei miei pensieri, in abissi e altitudini vertiginosi; parlo da sola… a volte con qualcuno; mi scoccio di tanti discorsi e atteggiamenti, entro in un mondo mio, lascio fuori tutti e buona notte! mi arrabbio da matti quando qualcuno o qualcosa non va come potrebbe(! Potrebbe, non dovrebbe!). Sento. Sono miope, ma Sento.
Ci hanno provato a mettere anche me nella categoria una volta, quella degli autistici, ma non ci sono riusciti. Allora si che la paura mi ha salvata: sono scappata e non mi sono fatta vedere più. Forse oggi, grazie alle nuove ricerche, con i nuovi termini, riuscirebbero a farmi rientrare nei “DSA” (disturbi dello spettro autistico), che comprendono un’ampia gamma di così dette patologie.
Ma… avete un’idea di quanti saremmo?? Tantissimi! Forse più o meno tutti.
Anch’io ho fatto ricerche, le mie; ho trovato le emozioni, le paure, le esperienze, me, gli altri. Ho trovato le parole, quelle che usavo senza saperne il significato effettivo (e affettivo) e quelle nuove, che non avevo mai usato. Per paura. E ho imparato ad usarle; sto imparando.
E allora quando vedo Andrea ed altri qualcosa mi ribolle dentro; sento per loro, con loro, una comunione. Poi mi guardo attorno, osservo le persone e mi accorgo di quanto sia complesso, di quanta paura c’è… E mi arrabbio, perché si trovano soluzioni facili, si preferisce evitare, non si ascolta, si danno definizioni e categorie, si giudica.
Giù il muro, su i ponti! Andrea e tanti altri (!!!), cercateli, seguiteli. Non abbiate paura. Non abbiate nemmeno compassione. Abbiate comprensione! Andate oltre; non guardate dentro gli occhi: guardate dietro! C’è un mondo precluso, c’è un mondo spesso escluso. C’è da imparare.
Non precludete niente! Non escludete niente! Mai. Tutto è soggettivo e relativo allo stesso tempo e con questo punto di vista le cose prendono una luce diversa… più luce.
Paura? Sentitela, guardatela, chiedetele cos’ha da insegnare. E poi un respiro profondo e tuffatevici dentro. Questa volta salverà!  🙂

Andrea e Franco li trovate qui:
https://www.facebook.com/pages/Franco-e-Andrea/352294978223488?fref=ts
http://www.ibambinidellefate.it/
https://www.facebook.com/pages/Fondazione-I-BAMBINI-DELLE-FATE/315539980046