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curiosità & cultura


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Cogliere segni

Se il cielo è a triangoli 

e il sole disegna tracce,

allora si tendono ponti.

Pioveranno segnali che

la terra capterà e rimetterà frutti.

L’unico modo in cui sappiamo coglierli.


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Non aver paura

La paura spesso ci frena, ci frega, ci limita. Ma d’altra parte la paura a volte ci salva.
C’è paura e paura. Il tempo e l’esperienza ci insegnano a distinguerle, a viverle.
Andrea però ci dice di non aver paura di un abbraccio.
E come si potrebbe? E’ una delle cose più belle del mondo! …eppure c’è: la paura del contatto, delle dimostrazioni d’affetto, della condivisione, degli altri… di se stessi. Ancora di più quando si tratta di rapportarsi con qualcuno che viene indicato come “diverso”. Diverso da cosa, da chi? Non siamo tutti diversi gli uni dagli altri? …sai che noia altrimenti!  😉
Da tempo pensavo di scrivere qualcosa sull’argomento, prendendo spunto da Andrea e Franco Antonello, questi due splendidi viandanti, che si sono buttati nell’avventura di una vita intensamente condivisa. Senza paura.
Andrea è autistico. L’autismo è definito come un disturbo delle funzioni cerebrali, una patologia che influisce sulla comunicazione e l’integrazione sociale, le cui cause non sono ancora accertate, ma si suppone (e si fa sempre più convincente la tesi) che il fattore scatenante più probabile siano i vaccini neonatali.
Ho detto fattore scatenante, si, perché c’è qualcosa dietro, qualcosa che non si può spiegare a parole, qualcosa che però va ascoltato.
Fin da bambina sono sempre stata vista come un tipetto strano… mi perdo nei miei pensieri, in abissi e altitudini vertiginosi; parlo da sola… a volte con qualcuno; mi scoccio di tanti discorsi e atteggiamenti, entro in un mondo mio, lascio fuori tutti e buona notte! mi arrabbio da matti quando qualcuno o qualcosa non va come potrebbe(! Potrebbe, non dovrebbe!). Sento. Sono miope, ma Sento.
Ci hanno provato a mettere anche me nella categoria una volta, quella degli autistici, ma non ci sono riusciti. Allora si che la paura mi ha salvata: sono scappata e non mi sono fatta vedere più. Forse oggi, grazie alle nuove ricerche, con i nuovi termini, riuscirebbero a farmi rientrare nei “DSA” (disturbi dello spettro autistico), che comprendono un’ampia gamma di così dette patologie.
Ma… avete un’idea di quanti saremmo?? Tantissimi! Forse più o meno tutti.
Anch’io ho fatto ricerche, le mie; ho trovato le emozioni, le paure, le esperienze, me, gli altri. Ho trovato le parole, quelle che usavo senza saperne il significato effettivo (e affettivo) e quelle nuove, che non avevo mai usato. Per paura. E ho imparato ad usarle; sto imparando.
E allora quando vedo Andrea ed altri qualcosa mi ribolle dentro; sento per loro, con loro, una comunione. Poi mi guardo attorno, osservo le persone e mi accorgo di quanto sia complesso, di quanta paura c’è… E mi arrabbio, perché si trovano soluzioni facili, si preferisce evitare, non si ascolta, si danno definizioni e categorie, si giudica.
Giù il muro, su i ponti! Andrea e tanti altri (!!!), cercateli, seguiteli. Non abbiate paura. Non abbiate nemmeno compassione. Abbiate comprensione! Andate oltre; non guardate dentro gli occhi: guardate dietro! C’è un mondo precluso, c’è un mondo spesso escluso. C’è da imparare.
Non precludete niente! Non escludete niente! Mai. Tutto è soggettivo e relativo allo stesso tempo e con questo punto di vista le cose prendono una luce diversa… più luce.
Paura? Sentitela, guardatela, chiedetele cos’ha da insegnare. E poi un respiro profondo e tuffatevici dentro. Questa volta salverà!  🙂

Andrea e Franco li trovate qui:
https://www.facebook.com/pages/Franco-e-Andrea/352294978223488?fref=ts
http://www.ibambinidellefate.it/
https://www.facebook.com/pages/Fondazione-I-BAMBINI-DELLE-FATE/315539980046

 


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Ponte sui ponti

…quelli che collegano due città antiche divenute una sola; quelli che in diverse occasioni sono crollati e sono stati ricostruiti; quelli che passano sul Danubio, qui, come in altre importanti capitali europee.
Approfittando dei ponti festivi dei giorni scorsi, il collaudato duetto di viaggi Zanetti-Celestri, è partito alla volta di Budapest!
Abbiamo trovato una città bellissima, curata, vitale, ricca di storia, di esperienze e allo stesso tempo pronta ad aggiornarsi, a valorizzarsi.
Infatti le potenzialità sono molte, diverse ancora inesplorate. L’impressione che ne ho avuto è stata quella di un territorio e di un popolo a lungo sottomessi a poteri di varia natura e provenienza, che in tempi recenti hanno acquisito la propria autonomia e stanno ora testandosi, proponendosi in vesti rinnovate, adeguandosi ai tempi e ai passi dei Paesi europei.
Il mix di culture si respira ovunque: nelle architetture passate; nei nomi di palazzi, strade e piazze; sui volti delle persone. Rimane evidente e forte la matrice turca, medio-orientale, soprattutto nella lingua.
Un aspetto che abbiamo notato e ci è piaciuto, è che le persone vivono molto gli spazi comuni all’aperto. Tutti i locali ad esempio dispongono di posti a sedere esterni nei quali mettono a disposizione delle coperte per le serate più fredde/fresche; inoltre altrettanto vissuti sono i parchi, in special modo alla sera e nei weekend da parte dei giovani, che qui si raccolgono, condividendo cibi e bevande, chiaccherando, ballando e cantando.
Passando l’ultima sera per uno di questi grandi giardini, gremito a perdita d’occhio di gente, ho prestato ascolto ad alcune parole scambiate tra ragazzi di diversa provenienza… I giovani locali sono curiosi ed interessati a cosa succede al di fuori dei propri confini e l’atteggiamento che si percepisce nella gente del posto è attivo, positivo, rispettoso delle proprie tradizioni, ma anche aperto verso nuove possibilità.
E allora mi è venuto un pensiero : e se fossero loro, sotto certi punti di vista, ad insegnarci il cambiamento?
Forse bisognerebbe fare qualche passo indietro, ma ne gioverebbe la prospettiva….

 

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