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curiosità & cultura


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Il treno dei desideri

Ieri sono rientrata alla base.
Nel viaggio di ritorno in treno, ad un certo punto sono rimasta sola nello scompartimento e, non più incuriosita da altri, ho inizato a fantasticare, ripensando ad un film rivisto qualche sera fa: “Midnight in Paris”.
E se il treno, come quel fantastico taxi d’epoca, funzionasse da macchina del tempo?  😀
A quale stazione scenderei? perchè? chi incontrerei?
Ah! quante fermate farei!? Vorrei un assaggio di tanti momenti, di tante storie, di tante cose, …
E questo fantasticare mi ha paradossalmente riportato alla realtà, a quello che volgio e posso fare, a ciò che desidero e facendo del mio meglio proverò a realizzare.
Quindi, grazie al treno! …e dopo un paio di lavatrici e alcune commissioni, oggi, qui, si parte con nuovi programmi e progetti  😉

 


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Fatti attraversare


“Non pensare mai

sia solo quel che vedi.
Gli occhi sono altrove.
Non pensare mai
sia solo quel che capisci.
La realtà delle cose è cangiante.
Prova ad essere un radar, un girasole…
Respira, assorbi,
fatti attraversare”.

SZ


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Etimologia #10 : LEGGERE

In latino “legere” significa letteralmente raccogliere, qui inteso come cogliere con gli occhi cose trascritte (a loro volta raccolte; storie, sensazioni ed emozioni impresse sulla carta e divulgate, trasmesse, tramandate). Si tratta quindi di una comprensione e interpretazione di segni, di varia forma e natura (alfabeti, vocaboli, significati).
La lettura (pratica mai abbastanza diffusa!) è stata spesso temuta nel corso della storia, così come la scrittura, tanto da arrivare a bandirle, ad impedirle, a non insegnarle, per mantenere le popolazioni ignoranti a favore dei comodi di chi deteneva il potere.
Memorabile “Fahrenheit 451”, libro e film.

http://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

Leggere. Che passione!
Già alle scuole medie, la professoressa di italiano ci assegnava il compito di leggere e commentare un libro al mese, secondo una lista di autori che lei stabiliva, di “classici” italiani. Piacevoli, per carità, ma io vedevo tutti i libri di mia mamma, grande appassionata, girare per casa (centinaia!?) e mi scocciava che pochi rientrassero nella lista.
Terminati quelli, ho iniziato ad “uscire dalle righe”, esplorando autori che non erano tra i consigliati dall’insegnante. Ricordo che abbiamo avuto anche una discussione a questo proposito, che ha toccato il culmine quando ho letto alcuni testi di Pasolini (tenete conto che frequentavo una scuola cattolica, gestita da suore…!?) .
Mia mamma mi aveva voluto mettere alla prova. Aveva capito che, grazie a lei, era iniziato il “contagio passione per la lettura”, così mi aveva dato “Una vita violenta”, dubbiosa se mi sarebbe piaciuto, se l’avrei capito, quanto ci avrei messo a leggerlo.
Gliel’ho restituito dopo due giorni, piangendo dalla commozione e chiedendone ancora.
Come se non bastasse questo a rendere evidente che la lettura mi piaceva molto, qualche tempo dopo ho preso ad interessarmi anche di letteratura straniera e mi sono appassionata a quella latino-americana, scoprendo scrittori più noti, fino ad altri meno conosciuti.
L’insegnante era sempre più scocciata, ma io ho dribblato la questione incrementando la lettura: leggevo quello che dovevo per scuola e poi, quasi come se avessi bisogno di addolcirmi la bocca rimasta amara e insoddisfatta, ne leggevo altri, quelli che piacevano a me.
Fortunatamente, è andata così: la passione per i libri ha avuto la meglio comunque.
Oggi leggo di tutto: romanzi, saggi, poesia, libri “tecnici” (di arte, architettura, design, …). Ne leggo anche tre o quattro contemporaneamente: scelgo di aprire uno piuttosto che l’altro in base al momento, alla giornata, alla situazione/luogo, …
Leggere è un viaggio, nella fantasia, nella realtà, un ponte tra le due. Leggere è immedesimarsi nei protagonisti, essere attori per qualche ora, per scoprire poi che ci assomigliamo, noi e quelli di cui leggiamo, noi e gli altri che leggono, noi e quelli che scrivono. E allora ci si trova, ci si confronta, ci si guarda allo specchio.
Poi va a periodi, quelli in cui divoro qualsiasi cosa leggibile, quelli in cui “leggiucchio”.
Ma comunque sia, quando passo davanti ad una libreria, il richiamo è forte, tremendamente intrigante, passionale… e come posso non cedere?? Le tentazioni sono fatte per questo, per cedere e assecondarle  😉

P.S. : finchè scrivevo è suonato il campanello, un corriere con un pacco. Libri!  😀

 


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Cultura privata

…privata di possibilità, di spazio, di voce. Privata come unica (?) soluzione, visto che le istituzioni pubbliche sono talvolta sorde, talvolta impossibilitate, talvolta… non si sa.
Ho visto qualche sera fa un servizio su “Spazio Forma”, un punto di riferimento importante per la fotografia in Italia e non solo.

http://www.formafoto.it/

Rischiavano di chiudere, di dover troncare tutte le attività, a causa di una necessità di vendita dell’immobile da parte del Comune di MIlano.
Leggo però ora nei loro comunicati, che fortunatamente hanno trovato una soluzione, forse anche più di una, e tutto grazie ad un intervento privato.
Questa faccenda evidenzia ancora una volta la “questione della cultura in Italia”. Che ovviamente ha con-cause ed effetti molteplici.
Non è curata, non è seguita, non è mantenuta, non ha fondi sufficienti, è mal gestita, ….  L’elenco è lungo e chiama in causa tantissime persone, cose, fatti, situazioni, leggi.
Diceva bene Renzo Piano in un’intervista di poco tempo fa, quando soteneva che noi italiani forse siamo così abituati alla bellezza (infinita!!) del nostro paese tanto da esserne ormai assuefatti e così non ci rendiamo conto della ricchezza e delle enormi potenzialità che abbiamo : culturali, turistiche, sociali, lavorative, economiche.
Invitava infatti i giovani a viaggiare, per incontrare nuove culture, altre persone, diverse realtà. Ma soprattutto per rendersi conto della fortuna di essere italiani, di essere nati in una terra dalle risorse uniche e incredibili. Quindi viaggiare, per vedere, conoscere, apprendere, comprendere. E poi tornare. Per confrontare, applicare, fare, valorizzare, innovare, evolvere.
La crisi (io ho ancora e sempre dei dubbi sulla questione…) la si risolverebbe. Se si volesse…


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Etimologia #4 : PARTECIPAZIONE

Sostantivo di partecipare. Dal latino “participare”, derivato da “particeps” ossia partecipe, chi ha o prende parte a qualcosa. Prendere parte attiva ad un fatto di ordine o interesse collettivo; manifestare interessamento per una vicenda altrui.
La partecipazione è un incontro, un varco che si apre tra realtà diverse che si mescolano per crearne una nuova, che evolve sé stessa e le singole che vi prendono parte.
Partecipare è la manifestazione di una volontà di condivisione, di comunione, di confronto creativo, è desiderio di altri, di altro, gioia dell’insieme e curiosità di scoprire, di capire, di affacciarsi su mondi nuovi.
E’ inoltre l’esternazione di emozioni e sensazioni verso qualcosa che cattura la nostra attenzione e poi la meraviglia di vedere che la stessa cosa succede anche ad altri e collettivamente la ricerca della soluzione è più interessante, più giocosa, più completa.
Essere parte attiva in qualcosa ci fa sentire vivi, riconosciuti, magari ci da anche la possibilità di far emergere aspetti nuovi di noi, inaspettati, una sorpresa per noi e per chi condivide l’esperienza.
Partecipazione è presenza pro-attiva, esserci, essere pienamente, consapevolezza e rispetto anche della presenza altrui e dell’altrui partecipazione.
Una maggiore partecipazione, ciascuno nel proprio piccolo, alla realtà che ci circonda, è un seme con ottime garanzie di fioritura.

 


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Bordi (bardi)

Nel 1968 il Prof. Grinker e il suo gruppo di ricerca psichiatrico definiscono la parola “borderline” come una psicopatologia della sfera sociale; ma la storia andrà rapidamente oltre la psichiatria, identificando una figura moderna contraddistinta da gap di tipo sociale e del linguaggio, da instabilità nelle relazioni e negli affetti, quasi costantemente malinconica, suscettibile ed agitata.
Parallelamente si va consolidando l’ “art brut”, termine coniato da Jean Dubuffet nel 1945, con il quale si indica la produzione di opere artistiche di autori generalmente autodidatti e per ciò al di fuori di qualsiasi quadro istituzionale, artistico, senza regole o metriche.
Se è pur vero che gli artisti brut sono tipicamente persone solitarie e marginali, spesso ospiti di istituti psichiatrici o comunque soggetti ad analisi psicologica, antropologica e sociale, le due cose, la maggior parte delle volte unificate, non necessariamente coincidono.
Infatti gli autori presenti alla mostra in corso al Museo d’Arte della città di Ravenna, rientrano nell’una piuttosto che nell’altra sfera, talvolta in entrambe. L’intento dell’esposizione è proprio quello di far conoscere realtà diverse, di mettere in luce esperienze artistiche nelle quali la creatività ha confini mobili e sottili, comuni sia ad artisti notoriamente definiti, sia ad autori considerati outsiders.
Il percorso della mostra si articola in sei sezioni, ciascuna riguardante un tema caratteristico : introduzione introspettiva, il disagio della realtà, il disagio del corpo, ritratti dell’anima, la terza dimensione del mondo, il sogno rivela la natura delle cose.
Molte le opere esposte, tutte interessanti e rivelatrici di luci nuove e ritrovate…
Personalmente mi hanno colpito molto i lavori di Federico Saracini, nei quali si mescolano disegno e scrittura, con delle frasi/concetti semi-nascosti notevoli… quelli di Mattia Moreni, grandi facce fortemente espressive e indagatrici dell’osservatore… quelli di Sylvain Fusco, con delle simpatiche donne “boteriane” dagli occhioni dolci e limpidi… le terrecotte di Umberto Gervasi, con una Via Crucis insolita e veritiera… e quelle del mio conterraneo Carlo Zinelli, che avevo già avuto il piacere di vedere altre volte e che sempre mi emoziona tanto.
Inoltre un paio di sorprese mai viste, nemmeno nel web o altrove : un Dalì insolito stando alla sua solita maniera, “Personages dans le désert”… e “Printemps” di Max Ernst, semplice, essenziale, efficace, sospeso…bellissimo!

Alcuni link (diretti o “derivati” dalla mostra..) :
http://www.museocitta.ra.it/
http://www.artbrut.ch/fr/21070/collection-art-brut-lausanne
http://www.carlozinelli.it/
http://www.mazzotta.it/fondazione/index.htm
http://www.ghironda.it/page_1241001492965/index.php
http://www.fondazionetitobalestra.org/

P.S. “Bardo” (non i cantori o giullari dotti dell’epoca dei druidi, ma l’altro significato…) indica un varco, un passaggio, una soglia… ma non il varcare, il passare, l’oltrepassare la soglia, ma stare nel bardo! I borderline stanno li, nel margine… Infatti passato un confine c’è sempre un’altra terra, ma nel confine… cosa c’è?